Dio ha ancora senso oggi? Una domanda che il counseling non evita
4 luglio 2026
Viviamo in un'epoca in cui la parola "Dio" sembra fuori posto in certi contesti — troppo grande per i talk show, troppo impegnativa per i social, troppo antica per chi guarda al futuro. Eppure questa domanda torna, spesso proprio nei momenti di svolta della vita: una perdita, una scelta importante, un silenzio che si fa più pesante del solito.
Una domanda che la scienza stessa non chiude
L'universo, secondo le teorie cosmologiche più accreditate, ha avuto un inizio. C'è stato un momento in cui spazio e tempo non esistevano ancora. Qui la scienza si ferma — non per incapacità, ma per onestà intellettuale: i suoi strumenti sono fatti per misurare ciò che esiste dentro la realtà, non ciò che sta prima di essa. Ed è proprio su quella soglia che si apre una domanda che nessun laboratorio può risolvere da solo.
Una ricerca universale
Non c'è popolo, in nessuna epoca, che non abbia alzato gli occhi cercando qualcosa di più grande di sé. Questa ricerca universale è già, di per sé, significativa. Un Dio "dimostrabile" come un'equazione non lascerebbe spazio alla cosa più preziosa che l'essere umano possiede: la libertà di scegliere. La fede non è credulità cieca, ma un atto dell'intelligenza che riconosce i propri limiti e si apre a qualcosa che li eccede.
Perché questa domanda riguarda il counseling
Un percorso di counseling filosofico e spirituale non ha la pretesa di dare risposte definitive a domande che accompagnano l'umanità da sempre. Ha però lo scopo di offrire uno spazio in cui queste domande possano essere accolte con serietà, senza fretta e senza giudizio — anche quando restano aperte, anche quando si accompagnano al dubbio o al dolore. A volte è proprio nel dialogo onesto, più che nella risposta, che si trova un primo passo di pace.